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Carrus Navalis (e la vanità polverosa della vita) con: Ruggero Bosso, Giuseppe Goisis, Lara Angioletti, Alfio Campana, Andrea Martinelli, Silvia Fiori, Nicola Cazzalini, Manlio Casali, Stefania Sala, Alberto Benigni, Alberto Zanini ![]() Carnevale è rito. Celebrazione trasgressiva e irriverente. Qualunque sia la forma di tale celebrazione. È rivolta sociale, dunque riscatto e rivalsa del popolo nei confronti delle classi egemoni, ma è soprattutto sguaiatezza e saturnale ai bordi dell’abisso, nave di folli danzanti, prima che la morte s’imponga, com’è d’uopo. Carrus Navalis (e la vanità polverosa della vita) mette in scena, al principio, l’esplosione policroma e comica del vivere, parata di scombiccherati orchestrali con la loro musica, una ridda di giocolieri, clown, trampoli, mangiafuoco, palloncini, in un mischiarsi caotico, sotto lo sguardo di un Dio invertito, sorta di diavolo sbeffeggiante, lassù. Poi attinge a un rito classico del Sud America, tema caro di Compagnia Brincadera, la leggenda della Llorona, la donna morta che torna sulla terra e la cui disperazione per i figli perduti, si dice, è causa dell’inconsolabile pianto. È il momento della morte, del suo incombere, presenza liminare e differita di qualsiasi carnevale delle cose. Infine, un lieto fine, il ritrovarsi pacifico attorno a un fuoco che brucia e ricomincia, cheto, crepitio originario, lontano dalle ebbrezze e dai lamenti, solo un fiore che gira fra le mani e finisce in quelle di un bambino, perché ci sia un altrove, da qualche parte, qualcuno cui consegnare il testimone. Del fiore s’incarica arlecchino, classico fra i classici della nostra tradizione, come i pierrot, che pure compaiono, simmetricamente perfetti, nel loro ridere, piangere e cantare. Una filastrocca africana culla l’azione e la conduce al giusto riposo. |
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