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Solo in un grottesco
spettacolo itinerante

regia: Giuseppe Goisis
con: Lara Angioletti, Nicola Cazzalini, Alfio Campana, Giuseppe Gosis, Margherita Tassi, Stefania Sala, Alberto Zanini



Corpi, soli, che diversamente raccontano di uno stesso rapporto privilegiato con la morte e le sue declinazioni.
Una guida, un malmesso demiurgo conduce da un luogo all’altro gli spettatori, avvia il gioco delle scene, in un’itineranza che è destino.

Per prima la morte che sa ucciderti come un dormiente uccide le sue pulci, quando si gira. Quando ormai non si è che un vecchio lampione di ricordi su strade dove non passa più nessuno, e non si hanno più note per far ballare la vita, restano preziose solo pene minute, piccoli rimpianti atroci. Morte che arriva presto, a volte, a volte, per gli infelici della terra, anche vent’anni d’anticipo.

Poi la morte democratica, comunista, seria, di contro alle pagliacciate della vita. La si sente camminare lenta, insieme a un vecchierello stanco sotto la luna.

Poi ancora, un terzo momento, la morte unico vero segreto, unica cosa contro la quale giocarsi gli sforzi di non essere soli. Unica spaccatura dell’innocenza bambina.

Poi la morte che puzza malgrado l’arte della cipria e del rossetto. Morte attrazione paurosa, sgualdrina beffarda che sprezza tutti, nessuno escluso nessuno migliore, baiadera senza naso, vipera quanto noi.

Infine, nell’ultimo momento, la morte con il naso e il rossetto negli occhi. Goffa e impacciata, quasi ebete. Addirittura patetica. Un pensiero deglutito a fatica, nel quale disperdersi. Una morte cui fare smorfie, alla quale ridere e suonicchiare.

Le parole a tratti sono quelle di Totò, Baudelaire, Fellini, Céline.
Il gesto è clown, mimo, partitura, quasi danza, corpo sciolto.
E la fine, un convergere scombiccherato dell’itineranza e del destino.






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